Il ritmo della
musica influisce sui processi fisiologici come il
battito cardiaco e la respirazione e stimola il rilascio
di endorfine, gli analgesici naturali del nostro corpo.
La musica da sempre
scandisce i ritmi della nostra vita ed evoca ricordi: le
ninna nanne dell’infanzia, le canzoni dei cartoni
animati nella fanciullezza, la musica da discoteca e
quella a tutto volume nel periodo dell’adolescenza, la
solenne marcia nuziale durante la quale un genitore
affida allo sposo il proprio figlio, quella mesta dei
funerali che accompagna l’elaborazione del lutto per la
perdita dei propri cari. La musica fin dalla antichità
ha accompagnato i momenti più importanti dell’uomo. Una
melodia può far da tramite tra il presente ed il
passato, può far riemerge dall’inconscio dinamiche che
erano state rimosse, può aiutare a trovare la
concentrazione nei momenti di studio o semplicemente
rendere più solenni momenti particolarmente importanti.
Ecco perché possiamo definire la “musicoterapia
un’esperienza di sonorità interiore”.
La Musicoterapia trova le sue radici
nella notte dei tempi, i sui principi risalgono agli
albori della storia dell’uomo. Il suono evocava spiriti,
entità, antenati e guariva il corpo dalle malattie. Ogni
popolo ha organizzato, in ogni tempo ed in ogni angolo
del pianeta Terra, manifestazioni musicali che
confermano il potere del suono, e quindi della musica,
sull’essere umano. Lo stesso mito di Orfeo o l’arpa di
Davide testimoniano l’utilizzo della musica a scopi
terapeutici. Tutti hanno riconosciuto e riconoscono alla
musica il potere di influire sulle emozioni generando
nell’uomo uno stato di benessere e di “pace interiore”
(vedi musica nell’antica Grecia, rapporto musica e
danza, musica e meditazione). Le applicazioni di tali
principi, e quindi la nascita della Musicoterapia come
disciplina specifica ed efficace, sono però molto
recenti e si possono far risalire agli inizi del secolo
scorso.
Di origine millenaria, la musicoterapica era già diffusa
in Egitto, Grecia, Asia Minore, India e Cina. Già tra la
fine del 1800 e gli inizi del 1900, in qualche zona
dell’America e dell’Europa, furono inviati negli
ospedali molti musicisti per “alleviare” le sofferenze
dei pazienti e “sostenerne” il morale. Più tardi negli
Stati Uniti si sperimentarono i primi interventi di
terapia con la musica con gruppi di reduci della seconda
guerra mondiale. In tempi successivi nel 1811 un medico
compositore italo-ungherese, Pietro Linchenthal, scrisse
il Trattato sull’influenza della musica sul corpo umano.
Il medico francese Chomet pubblicò nel 1875 alcuni studi
di musicoterapia. Ricerche sistematiche si sono avute
solo dopo il 1945. Attualmente esistono cattedre
universitarie in diversi paesi mentre in Italia la
specializzazione in musicoterapia non è ancora
riconosciuta a tutti gli effetti.
Fonte: www.clicmedicina.it